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Cerco quiete nei posti. Nel silenzio rintraccio le parole, le trasferisco sui fogli candidi, le tocco con le mani e queste volano via.
Fare lo scrittore è viaggiare dentro e fuori le persone, attraversarle con le lame, succhiarne l’anima. Copiarle e interpretarle.
Per questo, quando sono solo in posti come questo, con la campagna intorno e gli uccelli che si nascondono fra gli alberi, vedo camminare nei sentieri i soggetti a cui penso. Parlo di loro sul foglio e la testa si svuota. E in tutta quella quiete, appagato e malinconico, estirpato dalle mie idee e doloroso dal parto, mi affaccio alla finestra e sospiro.
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